Taralli ‘nzogn e pepe. A Natale non possono mancare!

Maria Di Maria
4 Min
These taralli with lard and pepper are irresistible and also very simple to prepare. One bite, close your eyes and you'll feel like you're in Naples.

Taralli ‘nzogn e pepe. A Natale non possono mancare!

I taralli ’nzogna e pepe sono una di quelle ricette che, per me, parlano da sole. Basta il profumo che esce dal forno per riportarmi alle passeggiate sul lungomare, alle botteghe che li espongono ancora tiepidi e alle mandorle croccanti che scricchiolano sotto i denti. Ricrearli a casa non solo è possibile, ma dà una soddisfazione enorme: vengono profumati, gonfi, con quella friabilità tipica dello strutto e il carattere deciso del pepe nero. Ti lascio la mia versione completa, riscritta con un tono più fluido e personale, perfetta per il tuo sito.

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Taralli ‘nzogn e pepe. A Natale non possono mancare!

Ingredienti

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Per la biga:

  • 100 g di farina 00
  • 50 ml di acqua tiepida
  • 25 g di lievito di birra fresco
  • 1 cucchiaino di miele o malto

Per l’impasto:

  • 350 g di farina 00
  • 120 ml di acqua
  • 200 g di strutto
  • 3 cucchiai di pepe nero macinato fresco
  • 15 g di sale
  • 200 g di mandorle tritate grossolanamente
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Per guarnire:

  • Mandorle intere q.b.

Queste dosi sono perfette per ottenere taralli grandi e ben intrecciati, come quelli tradizionali napoletani.

Il procedimento

Comincio dalla biga, perché è lei a fare la differenza. La preparo la sera prima sciogliendo il lievito nell’acqua tiepida insieme al miele. Aggiungo la farina e lavoro l’impasto giusto il tempo necessario per ottenere un panetto omogeneo. Lo copro con pellicola e lo lascio maturare per circa dodici ore a temperatura ambiente: al mattino è gonfio, leggero e profumatissimo.

Il giorno seguente passo all’impasto principale. Metto in una ciotola la biga e aggiungo farina, strutto, pepe, sale e mandorle tritate. Impasto con energia fino a ottenere una massa liscia, morbida ma ben strutturata. La copro e la lascio riposare un’oretta, il tempo sufficiente perché lo strutto si amalgami alla perfezione.

Riprendo poi l’impasto e lo divido in porzioni da circa sessanta grammi. Da ogni porzione ricavo due cordoncini lunghi più o meno quarantacinque centimetri, li intreccio e chiudo le estremità formando un anello. Dispongo i taralli su una teglia rivestita di carta forno, lasciando un po’ di spazio tra uno e l’altro.

Li spennello con un po’ d’acqua e li completo con tre o quattro mandorle intere in superficie. A questo punto li trasferisco nel forno spento con la luce accesa e li faccio lievitare lentamente per tre o quattro ore, finché diventano gonfi e ben sviluppati.

La cottura è l’ultimo passo: forno statico a 180°C per cinquanta-cinquantacinque minuti, finché assumono quel colore ambrato irresistibile. Una volta fuori dal forno li faccio raffreddare completamente, perché è proprio durante il raffreddamento che diventano friabili e croccanti come devono essere.

Li servo con un buon vino rosso o li porto con me per una passeggiata: sono uno di quei sapori che sanno di casa, di Napoli e di tradizione. In una scatola di latta si conservano perfettamente fino a una settimana… sempre se non finiscono molto prima.

Se li prepari, fammelo sapere: è una ricetta semplice ma piena di storia, che merita di essere portata avanti.

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Di Maria
Mi chiamo Maria, amo tantissimo cucinare, sono una mamma, una nonna, e porto con me il sapere semplice e prezioso che mi è stato trasmesso dalle donne della mia famiglia. Ho sempre cucinato, raccolto erbe spontanee, preparato infusi e rimedi naturali, e ancora oggi continuo a farlo, con lo stesso rispetto e la stessa meraviglia che avevo da bambina.Questo sito nasce dal desiderio di condividere ciò che ho imparato: ricette autentiche, rimedi della tradizione, e piccoli gesti di cura che si tramandano di generazione in generazione. Ogni articolo che pubblico è frutto della mia esperienza reale, scrupolosamente confrontato con fonti affidabili e supervisionato dalla dott.ssa Maria Di Bianco, laureata con lode in Scienze dell’Alimentazione e in Tecniche Erboristiche.Non sono un medico, né un’erborista, ma una custode della memoria domestica. Quella che sa cosa fare quando un bimbo ha la tosse, quando si raccolgono le noci verdi per fare il nocino, o quando un fiore ti dice che è il momento giusto per essere raccolto.